#Diariodizona, prossime presentazioni.

Con passo calmo e deciso il Diario di zona continua il suo cammino. Di seguito un po’ di tracce:

Pochi giorni fa è stata pubblicata una bella recensione su Doppiozero scritta da Enrico Manera, il titolo è Dai tombini di Torino.

Su Giap è apparsa una recensione del Diario di zona che trovate a questo link e un commento ai primi due UNO della collana Quinto Tipo.

Calendario delle prossime presentazioni:

– Domenica 15 Marzo h:18:00 presso la Casseta Popular in via Tripoli 56, Grugliasco (Torino), con Enrico Manera. Introduce Mirko Corli, lettura di brani del libro a cura di Diego Viarengo;

– Giovedì 9 Aprile alle h:19:00 presso la libreria MODO Infoshop via Mascarella 24/b, Bologna, con Wu Ming 1;

– Mercoledì 29 Aprile h:18:00 presso il circolo Ribalta via Zenzano, Vignola (Modena).

#Diariodizona, prossime presentazioni.

Su.

Passi.
Passi verso cosa?
Soffia un vento gelido
fra le colline
soffia e rimbalza sulle rocce…
Bianche montagne intorno.
Muovo passi verso,
verso cosa…
cerco con i polpastrelli, cerco.
Onde di suono e gelo
arriva da Nord.
Il gelo arriva da Nord.
Tengo la mia posizione
guardo la parete
ne cerco la fine,
guardo in su e muovo i miei passi,
“io che siamo noi”
muoviamo i nostri passi nel gelo
verso cosa non so.
Verso su,
andiamo su,
su.

Su.

Il sacro della Primavera – Compagnia Balletto Civile

Ci sono spettacoli che riescono a instillare un congegno a tempo nell’immaginazione degli spettatori e, a distanza di giorni, quel senso “ottuso” (come lo definì Roland Barthes) che è li nascosto, a volte anche all’insaputa dell’autore, esplode all’improvviso.

“Un lavoro che non m’ha convinto.” Questo è il pensiero che si è fissato nella mia mente alla fine dello spettacolo visto alle fonderie Limone a Moncalieri, nella rassegna “Parole d’artista” del Teatro di Dioniso.
“Non m’ha convinto.”
Ma perché? E uno spettacolo, alla fine, *deve* convincere?
Non lo so, onestamente.
Il sacro della Primavera di Balletto civile è una rivisitazione di Le sacre du printemps di Igor Stravinskij. Le musiche del maestro russo risuonano lungo tutto lo spettacolo, mixate con pezzi dei Radiohead, con un reiteratissimo fuck off e con vari brani di musica pop che non ho meglio identificato.
Fa niente, fuck off.

continua su Satyrikon a questo link

Il sacro della Primavera – Compagnia Balletto Civile

#Diariodizona, un po’ di recensioni.

Sono passati due mesi dalla pubblicazione del libro e le prime (belle) recensioni non si sono fatte attendere, le trovate di seguito:

Oggetti narrativi non identificati” di Mauro Trotta su Il Manifesto (bisogna registrarsi sul sito, basta inserire una email e scegliere una password);

Una collana di Oggetti Narrativi Non Identificati” di Alberto Prunetti su Carmilla;

Trovare un buon libro è sempre un incontro” di Lou Palanca 2 sul suo blog ;

Una recensione del Quinto Tipo” di Mr.Lo.Fi sul suo tumbrl;

#Diariodizona, altre due ruote di Resistenza” di Daniele Contardo sul suo blog;

Appunti sul Diario di zona” di Scilla Sonnino sulla sua pagina Facebook;

Diario di zona, una non recensione” di Maurizio Vito, su “Senza fissa dimora / Nomadic Subject”;

#QuintoTipo sul Venerdi” di Giuliano Santoro;

Su Giap si possono leggere le prime pagine del libro e in coda al post trovate lo spazio per i commenti.

Buona lettura e grazie.

#Diariodizona, un po’ di recensioni.

È Natale, così dicono.

La farmacia è praticamente vuota, c’è solo un cliente e nel momento stesso in cui le porte a vetri si aprono per lasciarmi passare la farmacista – che fino a un momento fa stava appoggiata alla scaffalatura – si avvicina alla seconda postazione libera accogliendomi con un sorriso.

Do la mia ricetta e lei comincia a fare la ricerca sul terminale. Al cliente che è lì prima di me chiedono la tessera sanitaria.

– Niente tessera, niente, facciamo che siamo evasori. Tutti rubano, rubo anch’io.

E questo che c’entra?, penso, e la farmacista sempre sorridente mi dice che ciò di cui ho bisogno “non è in casa”, però lo possono far arrivare domani mattina.

Sto per rispondere che ne ho bisogno subito e quindi grazie ma preferisco cercarlo da un’altra parte.

E mentre lei mi dice

– Allora le consiglio di continuare la sua ricerca…

l’altro cliente intasca la sua ricetta, il resto e il suo farmaco e si incammina verso la porta a vetri dicendo

– Se questa mi chiede soldi le spacco la faccia.

Oltre la porta c’è una donna, una signora, una rom o sinti non so, non importa, è una donna che appena si aprono le porte dice

– Buonasera signore

tendendo la mano.

E il signore la manda sonoramente affanculo. Con una voce un po’ così, un po’ baritonale, un po’ da maschio Alfa, un po’ territoriale.

Intasco la mia ricetta ed esco dalla farmacia. La signora ha fatto qualche passo in direzione del tipo e lo guarda indignata. Incazzata. Dice qualcosa ma non capisco cosa, sto per attraversare ma poi decido di restare dallo stesso lato della strada. Cammino contromano oltre le auto parcheggiate alla mia sinistra così da avere sott’occhio i due. Mi incammino nella stessa direzione presa dal tipo che continua a urlare qualcosa. Qualcosa del tipo “zingara di merda vattene via… via!”, ma la signora mica va via e non sta zitta. Il kebabbaro che sta fumando una sigaretta sul marciapiede si porta il dito indice perpendicolare alle labbra guardandola e vedo il tipo fare un movimento goffo ma chiaro, quel movimento con cui si simula un’aggressione, accompagnato da un “guarda che ti spacco la faccia” e poi la mia voce mi sorprende e dice

– La faccia finita, la faccia finita e se ne vada.

– E lei che vuole?

– Vada a casa, la lasci stare e dia l’esempio.

– Io l’esempio?

– Eh sì, è un uomo o no? Lasci stare la signora.

– Dia l’esempio lei!

– Lo sto facendo, sto parlando con lei.

– Se la porti a casa sua allora, lei che difende gli zingari.

– La lasci stare e se ne vada.

E qui mi risponde dicendo qualcosa che non ricordo, qualcosa che è un insulto o forse avrebbe voluto esserlo. Qualcosa che ha tutte le sfumature e il rumore dei rutti dei leghisti sfondati dal dio Po.

Non ricordo di preciso cosa, è successo qualche ora fa. Ricordo però che ho risposto con

– Vada a casa, buon natale e vaffanculo.

Così attraverso la strada, una signora regge le sue buste con la spesa, mi guarda, ricambio lo sguardo e mi sorride.

Immagina, ora, un buon natale.

È Natale, così dicono.